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Analisi

Askéon Notes

Le analisi di Umberto Callegari su AI nel conto economico, value creation e passaggio generazionale nelle imprese italiane. Dati e fonti verificabili.

Sette mesi

Ogni sette mesi la capacità dei modelli raddoppia. Un'azienda decide in diciotto. Perché il 95% dei piloti non arriva al conto economico, e cosa fa il 6%.

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Operatori, non un fondo

L'88% delle aziende usa l'AI, il 6% la vede nell'EBIT. Il problema non è la tecnologia: sono i processi lineari. Come portiamo l'AI nel conto economico, dal bilancio al valore.

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Sei per cento

L’88% delle aziende usa l’intelligenza artificiale. Il 6% la vede nell’EBIT. La spiegazione comoda è che la tecnologia sia immatura. È falsa. Intorno al 1900 le fabbriche americane sostituirono il motore a vapore con un motore elettrico e lasciarono tutto il resto com’era: stesso albero di trasmissione, stesse cinghie, stesso flusso di lavoro. Per trent’anni la produttività non si mosse. Il salto arrivò quando si capì che l’elettricità permetteva di ridisegnare la fabbrica. Oggi quasi tutte le aziende fanno lo stesso con l’AI. La leggono come uno strumento in più o come una minaccia, e la inseriscono in processi lineari, disegnati per persone che lavorano un passaggio alla volta. Il guadagno si ferma al passaggio umano successivo e non arriva al conto economico. L’AI è una tecnologia fondativa. Il 6% lo ha capito e ha ridisegnato i processi da zero. Nell’articolo spiego cosa fa di diverso quel 6%, e perché per le PMI italiane, ferme all’8% di adozione, il ritardo è anche l’unico vantaggio disponibile. Una domanda per chi guida un’azienda: da voi l’AI la gestisce l’IT, o chi risponde del margine?

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Seicentododici

Nel primo trimestre 2026 le ore di cassa integrazione della filiera pelle in Italia calano del 40,4 per cento. Nel Fermano salgono del 7,3. Stesso paese, stesso ciclo, stessa politica commerciale, due direzioni opposte. Seicentododici persone in un anno, in un distretto che è il primo d'Italia per fatturato del proprio comparto. Nello ste…

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ASKÉON CONSULTING

Trasformiamo la tecnologia in margine.

Partiamo dal vostro bilancio: in una call capiamo dove l’AI vale davvero per la vostra azienda.

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Ottomilaottocentocinquantotto

Tra il 2020 e il 2023 in Italia hanno chiuso 8.858 aziende vinificatrici. Duecentoquaranta al mese, per trentasei mesi. Nessun titolo di prima pagina. Nessun tavolo istituzionale. Nessuna politica industriale. Nel frattempo la risposta europea è arrivata: il Pacchetto vino approvato a febbraio finanzia distillazione, vendemmia verde ed estirpazione permanente dei vigneti. Denaro pubblico per distruggere il vino già fatto e togliere le viti dalla terra. Lo stesso esperimento è stato fatto tra il 2008 e il 2011: 1.074 milioni di euro, 175.000 ettari estirpati in Europa, circa 31.000 in Italia. Nel 2013 abbiamo prodotto 53 milioni di ettolitri. Il record. Il problema non è la superficie vitata. Il problema sono i numeri che nessuno guarda: ROIC medio 5,3% contro un costo del capitale del 7-9%. Prezzo export 3,74 euro al litro contro i 9,10 francesi. Investimenti in cantina nel 90% dei casi, spesa pubblicitaria a -5,4%. Profondità manageriale 3 su 10, il punto più basso del nostro Pulse Score. Davanti al peggior anno commerciale del decennio, il settore ha comprato acciaio e ha tagliato il mercato. Askéon Pulse Score sul settore vitivinicolo italiano: 46 su 100. Fascia RESTRUCTURE. Confidenza 74%. Dodici dimensioni, framework Cash-is-King, gli stessi occhi con cui un fondo guarda una target, applicati a un intero comparto. Non è un giudizio. È il risultato di un metodo, con le fonti in fondo al report. Chiedere il premio per estirpare significa chiedere allo Stato di finanziare la propria uscita dal mercato. Non è politica industriale. È un accompagnamento alla porta, con la mancia. Abbiamo il miglior prodotto del mondo e una delle peggiori strutture di gestione d'Europa. La prima cosa non ci salverà dalla seconda. Ho scritto perché, con tutti i dati e le fonti. hashtag#vino hashtag#economiareale hashtag#PMI hashtag#governance

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Il passaggio generazionale italiano. I numeri che nessuno vuole leggere.

Un milione di imprese italiane dovranno cambiare guida nei prossimi anni. Non è una proiezione. È aritmetica: 315.000 titolari hanno più di 70 anni, gli under 40 sono l'11,3% del campione e calano ogni anno. L'orologio biologico del capitalismo familiare italiano è scaduto. E quasi nessuno si è preparato.

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Il lusso italiano al bivio: o piattaforma, o frammentazione.

Il 16 aprile Luca De Meo ha presentato ReconKering alla Leopolda di Firenze. Non è stata una conferenza stampa come le altre. È stato il tentativo più ambizioso di ridisegnare l'architettura industriale di un gruppo del lusso dopo anni in cui il settore ha perso oltre 100 miliardi di capitalizzazion…

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Askéon Pulse - La Salute del Vino Italiano 2026

Primo numero della serie "Pulse | Economia Reale". 29 pagine, framework PE-grade a 12 dimensioni, fonti Mediobanca, UIV, OIV, ISMEA, Bocconi-AIDAF.

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Il Paese dove il merito non basta

Roberto Cingolani, dopo tre anni alla guida di Leonardo, è stato sostituito. Il titolo ha fatto +780% dall'invasione russa dell'Ucraina, +500% nei soli tre anni del suo mandato, record a 64 euro il 18 marzo scorso. Portafoglio ordini 24 miliardi nel 2025, piano industriale 2026-2030 con ordini cumul…

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Il private market naturale dell'Italia che non ha ancora la sua infrastruttura

Successione, governance e capitale paziente per proteggere e far crescere le PMI strategiche. Un'analisi completa del gap infrastrutturale che impedisce al capitale di tornare nell'economia reale italiana.

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Analisi Mercato PE Italiano: Review Q4 2024

Analisi trimestrale dell'attività M&A, deal flow e indicatori macroeconomici che influenzano il private equity italiano.

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